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Non avete capito niente

E così, dopo Spotify, anche Deezer viene colpito dalla scure delle case discografiche.
In un post sul forum del team di Deezer, viene annunciato: “Nous avons modifié la gestion des droits des chansons afin de respecter plus exactement les restrictions territoriales de nos partenaires, ceci se traduit pas certains blocages de chansons dans vos playlists”. Quello che era successo a Spotify, tale e quale.
Risultato, dalle mie playlist sono scomparsi molti brani. Fleet Foxes, Merz, Daniel Martin Moore, Calexico, Indian Jewelry, Odawas, ad esempio, sono spariti.
Le case discografiche non hanno capito nulla. Sembrano non arrendersi di fronte al fatto che internet è senza confini, altro che “restrizioni territoriali”. La sinergia tra siti di streaming e store musicali è la strada del futuro: sui primi si ascolta, possibilmente in maniera gratuita ma anche con un abbonamento mensile, tutta la musica che si vuole; sui secondi si acquista solo quella che piace, libera da lucchetti digitali.
Se ne facciano una ragione. Internet è un fiume in piena.
Un po’ come l’immigrazione. Hai voglia di mettere paletti e stringere cordoni. Non si ferma. E il mondo cambia.

3 anni fa

Febbraio 16, 2009
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