Andrew Bird - Noble Beast
Elemento insostituibile nelle mie playlist di questo periodo è Noble Beast di Andrew Bird, un album in cui l’immediatezza delle melodie si coniuga con arraggiangiamenti acustici fatti di handclapping soffusi e dei suoi preziosi marchi di fabbrica (violino e fischio). Già l’iniziale e splendida Oh no ci accarezza armonicamente, con il suo fischiettio che ti entra in testa e non ti esce più; di lì in poi si dipana l’intero album, fatto di brani mai men che buoni, con le punte di eccellenza di Masterswarm, Tenuousness, Not a Robot But a Ghost (Carlo Bordone sul Mucchio la definisce in modo azzeccatto “Radiohead campagnoli” - del resto anche il cantato nel finale di Nomenclature mi ha ricordato il buon Thom Yorke) e soprattutto dalla soave Effigy, dove Bird è accompagnato dalla cantante georgiana Kelly Hogan.
Il pop al massimo della sua espressione.
Di filato fin d’ora nel mio personalissimo cartellino dei migliori album del 2009.