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Odawas - “The blue depths”

“Raven And The White Night”, il precedente album degli Odawas, mi aveva letteralmente rapito con le sue atmosfere sospese, le eleganti fragranze psichedeliche ed una voce che ricordava il Neil Young più sognante. Giunto al terzo album e quindi chiamato ad una conferma, il duo dell’Indiana si perde un po’, non riuscendo a bissare l’eccellenza della precedente prova su disco. I suoni di “The Blue Depths” sono, se possibile, ancora più levigati, i synth un tappeto (quasi) costante, ma la “forma canzone” è meno definita, rischiando a tratti di annoiare l’ascoltatore. In certi sconfortanti momenti (The Sound of Lies) questa invasività di tastiere e batteria elettronica diventa intollerabilmente ambient, in altri (Harmless Lover’s Dicourse) semplicemente stucchevole. Si salvano “The Case of The Great Irish Elk” e “Our Gentle Life Together”, forse i brani più vicini alle passate atmosfere.
Peccato.

3 anni fa

Febbraio 23, 2009
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