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Non mi ricordo di cosa parlavamo. Solite cose di ragazzi di vent’anni, credo. Ragazze, politica, sport, libri che leggevamo - o che avremmo voluto scrivere - di come avremmo cambiato le cose, e lasciato un segno, se non ci avesse preso la stanchezza. Come era successo agli altri.
Quando era molto tardi, in certe sere di primavera avanzata, tornavamo a casa attraversando la città vecchia, completamente deserta. Densa di odori forti, sporca, inquietante e bella.
L’aria vibrava delle nostre possibilità infinite, in quelle sere di primavera. Vibrava nei nostri occhi un po’ sfuocati dalla birra, sulle nostre pelli tese e abbronzate, sui nostri muscoli giovani.
Sulla nostra voglia rabbiosa di tutto.
— da “Ad occhi chiusi” di Gianrico Carofiglio (Sellerio)

3 anni fa

Marzo 1, 2009
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